Fiera del Libro LGBT

Intervista a Massimiliano De Giovanni (Kappaedizioni)

Bookout

Massimiliano De Giovanni, che nel 1995 ha fondato e tuttora dirige Kappaedizioni, è nato e vive a Bologna; ha debuttato nel mondo del fumetto nel 1989 e ha scritto le sceneggiature per innumerevoli pubblicazioni, tra cui alcune delle prime graphic novel italiane ad avere dei personaggi gay. Noi di Bookout l'abbiamo intervistato, per fargli raccontare un po' della sua storia professionale e del suo interesse per i temi lgbt.

(Bookout) Massimiliano, innanzitutto benvenuto su bookout.it! Questa è la prima intervista che pubblichiamo, ed è dedicata ad un genere che spesso non viene affatto associato alla "letteratura" - tanto meno alla letteratura a tema lgbt. Ci racconteresti invece com’è nata la tua passione per il fumetto?

(Massimiliano De Giovanni) Da bambino sono stato travolto dall’onda noir del fumetto italiano, e da personaggi complessi e tormentati come Diabolik, Kriminal e Satanik. Letture distanti dagli schemi tradizionali, che mi hanno tenuto lontano dai più rassicuranti universi disneyani e supereroici. Poi sono arrivati Goldrake, Candy Candy, Lady Oscar, e per la prima volta ho sognato di raccontare anch’io delle storie.
Terminato il liceo ho iniziato a collaborare con l’editrice Granata Press come editor freelance, debuttando qualche anno più tardi come scenegiatore: per il mio primo lavoro ho firmato una breve storia a più mani di Lupin III per il maestro giapponese Monkey Punch. Un’occasione inaspettata e fortunata, come a volte capita. Da quel giorno, le mie attività nell’ambito del fumetto si sono moltiplicate: editore, sceneggiatore, saggista, traduttore, scouter…
Per la mia esperienza di autore in particolare è stato fondamentale l’incontro con Vittorio Tondelli. È sui suoi romanzi che ho deciso di raccontare d’amore, di omosessualità, di solitudine e di come sia difficile trovare il proprio posto nel mondo. Ho attinto dalle esperienze di vita, da tutte quelle situazioni reali che si respiravano a pieni polmoni a Bologna, perché la città è sempre parte integrante delle mie storie, con le sue strade, i suoi locali, le sue architetture. Non m’interessa speculare su grandi gesta per coinvolgere i lettori, quanto piuttosto mostrare loro il lato più intimo e vulnerabile di personaggi che fanno parte di una minoranza, a fronte di tematiche che restano comunque universali.

(B) È interessante ricostruire le contaminazioni tra diverse forme di produzione artistica, ad esempio tra letteratura e arti visive. Ci racconteresti brevemente come nasce una graphic novel?

(MDG) Un fumetto nasce da un’idea, ma ancor più da un’urgenza di raccontare. In questo mi rifaccio a Scott Fitzgerald: non si scrive per dire qualcosa, ma perché si ha qualcosa da dire.
Per me è essenziale scrivere di personaggi con una ferita che brucia e non si rimargina, un dolore che possa far sentire loro più intensamente ogni cosa. L’intensità è ciò che cerco in una storia. Ciò che voglio raccontare in un fumetto.
La scelta di un buon partner è quanto meno determinante: se un fumetto nasce dalla stretta collaborazione tra uno sceneggiatore e un disegnatore, in una graphic novel l’intesa tra i due dev’essere totale. Con Andrea Accardi lavoro da ormai quindici anni. Il confronto è continuo, dalla discussione del soggetto alla visualizzazione del trattamento attraverso alcuni schizzi chiave. La scrittura stimola il disegno, e il disegno suggestiona la scrittura. Il momento che più amo è la lettura della prima bozza della sceneggiatura, quando i dialoghi, non ancora definitivi, presentano quelle piccole ruvidità dell’improvvisazione. Lo storyboard fissa infine attraverso le immagini ciò che la sceneggiatura descrive con le parole, proprio come si una nel cinema, per valutare l’efficacia della regia, per provare le inquadrature, determinare le zone di luce e ombra… Solo in seguito a quest’ultimo step si procede con le matite e l’inchiostrazione delle tavole.

(B) E allora, cosa rende diverso scrivere un fumetto dallo scrivere un romanzo?

(MDG) La sceneggiatura, come diceva Pasolini, è una struttura che vuole essere un’altra struttura; una forma che si muove verso un’altra forma. Il fumetto è un linguaggio che dispone di un proprio codice comunicativo, che possiede cioè un proprio vocabolario e una propria grammatica riconoscibili a prescindere dai contenuti affrontati e dagli stili impiegati. Ed è soprattutto un linguaggio che unisce il segno alla parola: il primo anticipa, suggerisce, e il secondo affina, completa. Se la scrittura di un romanzo è un fatto privato, quella di un fumetto presuppone un atto d’amore corrisposto tra due autori. Trovo maggiori affinità tra la scrittura di un fumetto e quella di un copione per il teatro o il cinema.
C’è un’intensa e complessa relazione che lega a più livelli la realtà cinematografica con il mondo del fumetto, nelle sue diverse espressioni. I due linguaggi si intersecano più profondamente di quanto comunemente si pensi. In entrambi i casi è richiesta una capacità di sintesi e un’attenzione particolare al meccanismo della battuta e alla suddivisione delle scene. E alla ricerca delle location, naturalmente, per dare corpo e suggestione alla storia.

(B) Molti gay e molte lesbiche hanno aspettato con ansia ogni nuovo episodio nella collana Mondo Naif di Kappa Edizioni. Cos’è e come è nata?

(MDG) Per molti anni “Mondo Naif” è stata l’unica rivista di fumetti in un mercato italiano asfittico e poco coraggioso. L’obiettivo era squisitamente reazionario: catturare e restituire il sapore di quel preciso stadio della vita in cui è ancora possibile vivere il sogno. Per farlo abbiamo messo a contrasto la forza oggettiva di ogni evento, lo straordinario magnetismo delle situazioni e la semplicità del sogno. Una scrittura che prende in giro la vita, e tutta la vita che entra nella scrittura. Una reale finzione, dove il principio di realtà annulla l’artificio. E il pubblico si è appassionato, ritrovandosi sempre più nel vicino di casa che nel supereroe invincibile. Oggi l’eredità della rivista è declinata in due linee editoriali, Mondo Naif e Nuovi Naif, che continuano a guardare al quotidiano, all’indagine introspettiva e formativa, sostenendo non solo i maestri della nona arte, ma anche le nuove leve del fumetto internazionale. Un rinnovato minimalismo che ha varcato i confini italiani: titoli come Matteo e Enrico, In Italia sono tutti maschi, Aida al confine, Sophia la ragazza aurea o Il re dei fiumi sono ormai tradotti infatti in Francia, Belgio, Spagna, Germania e persino in Korea.

(B) Gente di notte, Pazzo di te e Cuori in affitto raccontano le vite di Matteo e Enrico, studenti in una Bologna molto friendly. Qual è il segreto del successo di questi episodi? In altre parole, qualcuno potrebbe pensare che i fumetti non si addicano ai gay, invece...?

(MDG) Queste storie, raccolte in una nuova (e arricchita) edizione intitolata semplicemente Matteo e Enrico, hanno trovato la complicità di un pubblico trasversale ed eterogeneo. Innamorarsi la prima volta significa, soprattutto, arrivare a scoprire se stessi, e questo lo sanno bene sia i gay sia gli eterosessuali. Ho scelto di parlare di affettività e dare un nome ai sentimenti, e nel farlo è nato un fumetto che non è gay, ma parla di gay, persone con le quali non è difficile identificarsi, anche con fastidio, a volte. Come ha scritto Matteo B. Bianchi, i protagonisti della storia sono due giovani adulti chiamati a confrontarsi con il labirinto dell'amore, costretti a sperimentare percorsi e deviazioni, alla ricerca del proprio, legittimo frammento di felicità. Un privilegio che non si dovrebbe negare a nessuno.

(B) Credi che esista una cultura gay, lesbica o transgender? Ritieni che il tuo lavoro ne faccia parte?

(MDG) Credo che un autore debba esporsi, specie se omosessuale, essere generoso con i propri lettori, non cadere nel semplice esercizio di stile dove la forma domina la sostanza. Mi rendo conto che il coming out professionale è spesso più difficile di quello personale, ma è importante. Alla fine degli anni Ottanta, il fumetto italiano a tematica LGBT era pressoché inesistente. Scrivere storie sull’omosessualità significa dichiararsi in modo molto forte, e non è sempre facile trovare artisti pronti a farlo. Per quanto mi riguarda, mi considero uno sceneggiatore a prescindere dalla sessualità o dalle tematiche che affronto. Ma sono gay, e quando indago il quotidiano mi trovo naturalmente a parlare di ciò che vivo e di ciò che sono. Sono orgoglioso di aver pubblicato la prima graphic novel a tematica gay quando in Italia si considerava ancora il fumetto come una semplice forma d’intrattenimento per i più giovani. Peccato che negli anni non siano stati molti gli autori di fumetti gay a seguire il mio esempio…

Anche noi ci auguriamo, ovviamente, che l'orientamento sessuale dell'autore non sia un ostacolo alla sua produzione. Cosa consiglieresti a dei/delle giovani che vogliano scrivere dei fumetti?

(MDG) Le royalties non giustificano la mercificazione del proprio talento, almeno non in Italia. Scrivere quindi per necessità e non per mestiere, ascoltare sempre il cuore e la pancia più che la testa, e non smettere mai di essere curiosi. Se si desidera essere seguiti nella formazione ci sono ottime scuole, come l’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove insegno Tecnica della Sceneggiatura. Dal 2004 è infatti possibile accedere a un Corso triennale in Fumetto e Illustrazione che, primo e unico in Italia, permette di conseguire un diploma accademico di primo livello. Negli ultimi anni è stato inoltre ampliato il percorso formativo con l’attivazione di due distinti bienni specialistici in Illustrazione per l’editoria e in Linguaggi del fumetto.

(B) Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

(MDG) Storie di vita, dichiarazioni d’amore che procedono per frammenti narrativi, ritratti di esistenze indefinite in perenne competizione con se stessi e con gli altri… È quello che mi interessa scrivere nel mio prossimo futuro, anche se non escludo possibili incursioni nel popolare italiano. Intanto sto completando la sceneggiatura di Innamorarsi a Milano, capitolo conclusivo del fortunato The Fag Hag, disegnato da Giulio Macaione. E mentre termino di scrivere l’ultimo capitolo della trilogia Le voyage d’Akai, insieme ad Andrea Accardi, sto già preparando un nuovo progetto per il mercato francofono, prodotto sempre dall’editrice Dargaud Benelux.

(B) Grazie, e buon lavoro per tutti i tuoi progetti!

Dicono di Bookout...

Calendario

L M M G V S D
1
 
2
 
3
 
4
 
5
 
6
 
7
 
8
 
9
 
10
 
11
 
12
 
13
 
14
 
15
 
16
 
17
 
18
 
19
 
20
 
21
 
22
 
23
 
24
 
25
 
26
 
27
 
28
 
29
 
30
 
31