Fiera del Libro LGBT

Perché leggere "Noi e gli altri", di Gnerre e Leonardi

Pasquale Quaranta

Un testo di sociologia che analizza un trentennio di letteratura gay, dal romanzo pre-Stonewall al gay novel, ovvero da quando alcuni scrittori, in particolare negli Stati Uniti, cominciano ad avere la consapevolezza di vivere un momento storico nuovo e di doverlo rappresentare con modalità differenti da quelle del passato, fino ad arrivare a un’identità post-gay grazie alla narrativa.

Ken Harvey, ad esempio, spiega: "Gli scrittori gay, secondo me, debbono stare attenti a non creare personaggi che rispecchino l’immagine che gli eterosessuali vogliono avere degli omosessuali… è molto più destabilizzante il personaggio gay nella sua normalità, nella sua quotidianità" (p. 181).
Un libro di interviste che racconta un’evoluzione, quella che Edmund White in un articolo intitolato Writing gay contestualizza soprattutto nei tardi anni Settanta e nel corso degli anni Ottanta quando una "nuova scrittura… immergeva il lettore al centro dell’esperienza gay urbana", quando per la prima volta si mostra la comunità, l’amicizia e l’amore gay, "l’intero campo d’azione della tipologia gay, in maniera antologica quanto quella di ogni società".
Come nel caso dell’identità queer, che non rappresenta una semplice evoluzione cronologica della parola gay ma piuttosto una sua problematizzazione e una destabilizzazione della nozione di identità sessuata, anche per il post-gay, che non vuol dire non-gay, c’è un cambiamento di prospettiva: considerare con sguardo critico la vita gay e non pensarla più in termini di lotta. Gli A. sostengono che nella tarda modernità post-gay si diano per assunte la fine di tutte le identità, le distinzioni di gender e le battaglie che hanno permesso di raggiungere questo stadio.
È in atto un cambiamento culturale avviato nella letteratura laddove nemmeno sembra il caso di fare dell’omosessualità un "argomento privilegiato". Restano un pericolo, come il "rischio che il post-gay italiano, senza il passaggio per l’esperienza gay… si possa facilmente confondere con la realtà pre-gay" (p. 33).
Libertà, religione, famiglia, cultura, discriminazione, e ancora, omofobia, sesso, identità, sono alcuni temi che si incontrano nelle interviste raccolte in questo testo. "Quando si definisce uno spazio di libertà, si precisa anche ciò che è vietato" diceva Guy Hocquenghem (p. 45). "Per me il Cristianesimo è stato il più grande disastro abbattutosi sull’Occidente" afferma Gore Vidal (p. 51). Sulla famiglia, Mario Fortunato racconta: "Il vero nodo doloroso consiste nel fatto che inevitabilmente tra un ragazzo omosessuale e la propria famiglia rimanga sempre una zona grigia di estraneità" (p. 59). Sulla forza lenitiva della letteratura, Gilberto Severini: "L’infelicità di chi si scopre omosessuale e sa che per questo darà a sua madre il più grande dolore della sua vita è ancora una realtà. E produce una qualità di sofferenza che forse solo la letteratura può talvolta (dico tentare) di medicare". Sull’ereditarietà di una cultura gay, Colm Tóibín: "Ognuno di noi conosce la storia del proprio paese, io dell’Irlanda, tu dell’Italia, ma se sei gay non c’ una storia, c’è il silenzio" (p. 125). Sulla stigmatizzazione, orgogliosamente Edmund White: "Ogni scrittore parte dalla sua specificità e dalla sua marginalità. Chi non è marginalizzato non mi pare abbia molto da dire" (p. 143). Sull’omofobia, Karl M. Soehnlein: "Voglio parlare di omofobia e di sessualità non in modo che interessi solo i gay perché l’omofobia è un male che riguarda tutti" (p. 151). Sul sesso, Gian Piero Bona: "Per me il sesso è sempre una cosa rubata, è un furto, meraviglioso. Oggi non rubano più niente" (p. 165). Sulle identità, David Leavitt: "Di etichette non ne abbiamo mai una sola: io, per esempio, sono gay, sono ebreo, sono americano. Fino a oggi l’essere gay è stato al primo posto" (p. 173).
Un libro consigliato non solo agli studenti di teoria e di sociologia della letteratura, ma a tutti coloro che amano la cultura gay o desiderano conoscerla attraverso lo sguardo di chi l’ha generata grazie alla narrativa.

Dicono di Bookout...

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